Salve, ho 29 anni e ho vissuto un’interminabile iter tra visite e diagnosi andrologiche ….ho capito di avere un discreto problema di erezione, tale da non riuscire ad ottenere una rigida erezione se non con l’assunzione di medicinali orali (viagra e cialis) ma allo stesso tempo con nessuno di questi farmaci riesco a mantenere se non per pochi istanti l’erezione. Per farla breve, diciamo che ormai utilizzo le iniezioni intracavernose con le quali riesco ad ottenere i migliori risultati, anche se solo con la max dose di pge1 (20 mcg di caverject)..sempre con la difficoltà di mantenimento dell’erezione, se non con una continua stimolazione manuale. Diciamo che non è proprio il massimo della felicità. Da alcuni medici che hanno constatato una sindrome da “fuga venosa” con ecodoppler mi era stato consigliato un prolungato utilizzo di farmaci orali, che io ho seguito per più di un anno. Non ho comunque risolto il mio problema.
Ho fatto questo preambolo perchè vorrei porre alcune domande, visto che ho capito che oltre alla terapia orale o farmacointracavernosa, non mi è d’aiuto altro..Ovviamente so della inutilità della chirurgia venosa..nè posso continuare a prendere a vita tale sostanze per 3-4 volte a settimana: ‘erezione sufficente per una penetrazione’ la riesco ad ottenere solo con le iniezioni, e continuerò a farle finchè non ci sarà qualcosa di nuovo che potrà essermi di aiuto, o finchè non mi sarò stancato (sorvolo sui possibili effetti collaterali delle iniezioni, ahimè!!).Vengo al dunque e faccio alcune domande su ciò che in un futuro potrebbe fare al mio caso; e cioè le protesi peniene. Ho letto parecchio e vorrei solo nello specifico essere rassicurato, o realisticamente sapere i limiti di ciò che vi chiedo: a me interessa molto il problema delle misure, e cioè, del poter mantenere quelle che sono le misure reali del pene del paziente (il mio in questo caso): mi pare di aver capito che il calcolo della misura in lunghezza che la protesi darà al pene è quella che si ottiene “stirando e tenendo teso il pene flaccido in avanti”. Il motivo per cui lo chiedo è questo: io ho un pene credo sopra la media; misura in lunghezza (eretto ovviamente) circa 18,5 – 19 cm ( misurato partendo dall’osso del pube) e largo 16.4 cm (diametro misurato al centro del pene, in stato di massima erezione ottenuta dopo iniezione ). Io ho tentato per prova di stirare il mio pene flaccido in avanti, ma non arriva a neanche 16 cm di lunghezza (ovviamente non ho tirato moltissimo per paura..nè so come si effettua questa trazione). Dunque mi chiedo:
- Se in futuro dovessi scegliere la protesi, e sono giuste le informazioni riguardo i metodi di misurazioni che riporto: ci sarà il rischio di un pene con 3 – 4 cm più corto che in precedenza??
- E poi, mi chiedo (e ci tengo anche di più che alla lunghezza) : la circonferenza?? come si calcola? Ripeto, io ho una circonferenza molto ampia, e non vorrei assolutamente correre il rischio di perderla..
Gentile lettore,
comprendo la frustrazione del suo lungo peregrinare; è spesso il caso di persone con problema di erezione avanzato, quale pare essere il suo.
Vorrei innanzitutto rispondere al suo quesito specifico: protesi e dimensioni.
1- LUNGHEZZA La lunghezza della protesi viene decisa, come saprà, mediante misurazione intraoperatoria della lunghezza dei corpi cavernosi. In teoria quindi non si dovrebbe avere alcuna perdita di lunghezza; in pratica però è corretto mettere in conto una modesta perdita di lunghezza, in genere di circa un centimetro, che avviene verisimilmente a seguito di processi riparativi tissutali. Lei fortunatamente parte da dimensioni superiori rispetto alla media nazionale (che è di 13.5 cm in flaccidità e in trazione, nella sua fascia di età, secondo i risultati di uno studio antropometrico condotto dalla Società Italiana di Andrologia pochi anni fa)
2- CIRCONFERENZA: bisogna distinguere tra protesi idrauliche tricomponenti (le migliori per aspetto cosmetico e funzionale) e le non idrauliche. Con le idrauliche il problema non si pone: l’espansione circumferenziale che i cilindri della protesi attivata sviluppano le consentirebbero di conservare la sua circonferenza. Le protesi non idrauliche (o “semirigide”) non hanno alcuna espansione circumferenziale, per cui difficilmente, a mio giudizio, la cosiddetta erezione complementare residua potrebbe permetterle di riprodurre la sua attuale circonferenza.
Da ultimo due brevissime considerazioni sul suo iter diagnostico. Il quadro che lei descrive pare compatibile con:
- disfunzione venoocclusiva (“fuga venosa”), evenienza più probabile nel suo caso, che potrebbe avvalersi di vacuum o protesi; a mio giudizio la diagnosi di certezza necessita di cavernosometria/cavernosografia dinamica
- problematica psicosessuologica: è stato valutato in tal senso?
- deficit erettile su base geometrica (eccessivo rapporto lunghezza/circonferenza), da considerare nel caso che il suo problema sia presente da sempre e la circonferenza alla base del pene sia abbastanza inferiore a 16.4 (conformazione del pene a cono rovesciato).