In questa pagina, troverete alcune delle domande più frequenti che mi sono state proposte in questi anni di attività andrologica. Naturalmente, data la vastità della materia andrologica, mi limiterò a sottoporre alla vostra attenzione, solo un estratto degli argomenti disponibili, prediligendo quei temi ricorrenti atti ad esprimere una migliore comprensione del proprio stato di salute, delle problematiche inerenti e, ovviamente, delle soluzioni.
Tengo a precisare, come già fatto all’interno del mio sito, che l’autovalutazione è condizione necessaria ma assolutamente non sufficiente ai fini di una diagnosi medica. Quindi, se ritenete di avere anche un piccolo problema, non esitate a contattare me o il vostro medico di fiducia. Sapremo darVi sempre una corretta interpretazione ai vostri sintomi e la giusta soluzione.
Testimonianza di paziente di 37 anni portatore di protesi idraulica peniena dall’età di 22 anni.
Il paziente ha rilasciato liberatoria, ai sensi di Legge, per utilizzo di questa ripresa audio-video.
Credits: www.apecom.it, www.apeform.it
- Tutto
- Altro
- Problemi di Eiaculazione
- Problemi di Erezione
- Problemi di Fertilità
- Problemi di Forma Pene
- Protesica
Salve,
La protesi peniena può risolvere i miei problemi di erezione, conseguenti a prostatectomia radicale?
Gentile lettore,
La chirurgia per tumore della prostata è ai giorni nostri una delle cause più frequenti di grave disfunzione erettile. Questo vale per tutte le diverse tecniche di prostatectomia: chirurgica tradizionale, laparoscopica, robotica. Anche nei casi in cui la malattia tumorale è localizzata e permette di eseguire delle tecniche di prostatectomia con risparmio dell’innervazione dell’erezione (tecniche “nerve sparing”), la conservazione dell’erezione è lontana dall’essere sempre garantita.
Tra i possibili trattamenti a disposizione per il deficit erettile la protesi idraulica rappresenta di gran lunga la soluzione con il più alto livello di gradimento da parte sia dell’uomo con protesi, che della sua partner, anche nei casi di prostatectomia. La protesi idraulica tricomponente è costituita da un sistema a circuito chiuso costituito da due cilindri che vanno inseriti nei corpi cavernosi del pene, da un dispositivo di controllo posto nello scroto, e da un serbatoio riempito di soluzione fisiologica (cioè acqua sterile) posizionato tra pube e vescica. L’erezione che si ottiene è di ottima rigidità, praticamente indistinguibile da un’erezione normale, la sensibilità e la capacità di raggiungere l’orgasmo sono immodificate rispetto a prima dell’intervento. L’erezione ottenuta con la protesi si mantiene fino a quando l’uomo decide di interromperla.
L’evoluzione della tecnologia consente di disporre ora di nuovi serbatoi, poco ingombranti, che possono essere inseriti anche nell’ambito della parete dell’addome. Ciò costituisce un sicuro vantaggio in chi ha subìto una prostatectomia, infatti fino a poco tempo fa la reazione cicatriziale/aderenziale che spesso si forma nell’area tra vescica e pube dopo l’intervento, rende difficile e rischioso inserire in questa zona il serbatoio. Spesso si ricorreva quindi a protesi idrauliche bicomponenti o protesi non idrauliche, con risultati cosmetici e funzionali decisamente inferiori rispetto ai modelli tricomponenti. Con la disponibilità dei nuovi serbatoi anche chi ha subìto una prostatectomia radicale può avere tutti i benefici dei modelli tricomponenti, senza rischi aggiuntivi.
Salve,
dopo un mese dalla lacerazione il frenulo del pene mi fa ancora male; cosa posso fare?
Gentile lettore,
Il frenulo del pene è il sottile lembo di pelle che unisce inferiormente la punta del pene, cioè il “glande”, alla pelle che ricopre la punta del pene, cioè il “prepuzio”.
La lacerazione del frenulo ai primi rapporti sessuali o con masturbazione vigorosa è relativamente frequente, e può essere completa o parziale. In caso di lacerazione completa, dopo guarigione il problema è risolto.
Nel caso specifico si tratta verosimilmente di una lacerazione parziale, guarita lasciando una zona di debolezza che ai rapporti successivi determina dolore, e possibilmente è a rischio di ulteriore lacerazione o di microlacerazioni.
Che cosa fare? In questi casi è spesso consigliabile la correzione chirurgica mediante frenuloplastica. Si tratta di un intervento che, mediante la rimozione degli esiti cicatriziali della lacerazione e la regolarizzazione della ferita, ha come obiettivo l’eliminazione di ogni area di debolezza che possa creare fastidio, in particolare in erezione.
La frenuloplastica è un intervento ambulatoriale che si svolge in anestesia locale. La durata è di circa 20 minuti, la sutura cutanea viene effettuata con punti riassorbibili, che “cadono” in media dopo 10 giorni circa. Dopo l’intervento è opportuno osservare una giornata di riposo ed eseguire medicazioni quotidiane per la prima settimana, fino cioè a chiusura completa dell’incisione cutanea.
Di norma i rapporti sessuali possono essere ripresi dopo una ventina di giorni dall’ intervento. Alla ripresa dei rapporti è consigliabile un minimo di cautela, e l’uso del preservativo, per evitare che la frizione della penetrazione si ripercuota sul punto più debole: la zona della frenuloplastica. Di norma rapporti liberi, senza preservativo, possono essere ripresi dopo circa un mese dall’intervento.
Salve,
ho la Sindrome di Klinefelter; ho qualche speranza di avere figli?
Gentile lettore,
Nella sindrome di Klinefelter, la più frequente malattia genetica che determina infertilità, il tessuto testicolare tende ad essere rimpiazzato in parte o completamente da tessuto fibrotico, che sostituisce i classici tubuli testicolari che contengono spermatozoi. Va notato che questa sostituzione fibrotica peggiora con l’età: in epoca adolescenziale è più probabile che vi siano ancora delle aree all’interno del testicolo che producono spermatozoi, mentre in età adulta è più difficile trovarne.
Allo scopo di avere figli propri con propri spermatozoi l’unica possibilità è cercare spermatozoi a livello testicolare. Nel caso se ne trovino si procede a un loro congelamento (“crioconservazione”), in vista di una fecondazione assistita mediante iniezione di spermatozoi all’interno di ovulo femminile: la tecnica ICSI (“Intracytoplasmatic Sperm Injection”). Nel 1997 è nato il primo bimbo con ICSI da padre Klinefelter non-mosaico, e ad oggi sono ben più di cento i figli biologici di padri con s. Klinefelter, e tutti i figli sono risultati sani, cioè non affetti da s. Kinefelter.
Quale tecnica di ricerca di spermatozoi da testicolo usare?
Sono diverse le tecniche proposte: dal prelievo con ago, alla biopsia chirurgica (TESE), alla ricerca microchirurgica con microscopio operatore (Micro-TESE) dove si eseguono prelievi mirati nelle aree di maggior probabilità di reperimento di spermatozoi. Nello specifico della s. Klinefelter bisogna tener conto dei seguenti fattori: i testicoli sono molto piccoli, e spesso si associa anche un basso livello di testosterone, che è prodotto sempre dal tessuto testicolare. Diventa quindi d’obbligo utilizzare una tecnica che asporti meno tessuto testicolare possibile (in quanto prezioso per la produzione di testosterone), e che abbia la maggiore probabilità di trovare spermatozoi. La tecnica che dà migliori garanzie in tal senso è la Micro-TESE, con percentuali di recupero di spermatozoi riportate anche oltre il 40%; all’opposto la tecnica che ha meno possibilità di recuperare spermatozoi è l’agoaspirato testicolare.
Gentile lettore,
Ad una età così giovane è estremamente probabile che si tratti di una forma congenita. Infatti le curvature del pene sono di due tipi: congenite, presenti cioè dalla nascita, e acquisite o secondarie, che si sviluppano ad un certo punto della vita.
Le forme congenite sono tipicamente caratterizzate da pene di buone dimensioni, con tessuti del pene di struttura normale, ma con un lato del pene che si è sviluppato troppo, determinando una curvatura.
Al contrario le forme acquisite sono il risultato di una “cicatrice” che a un certo punto si è formata, per varie cause (tra cui: traumi capitati al pene in erezione e diabete): il pene è più corto, in quanto retratto dalla cicatrice, e presenta spesso una zona indurita: la “cicatrice” stessa. In questi casi si parla anche di Malattia di La Peyronie o di Induratio Penis Plastica.
Tornando al caso specifico, di curvatura congenita, è importante innanzitutto capire quanto curvo è il pene in erezione. Va compreso che un minimo grado di curvatura è molto frequente negli uomini, e non va necessariamente corretto. Si considera infatti che fino a una entità di curvatura di 30° i rapporti siano assolutamente possibili, senza neppure limitazioni alle posizioni che si assumono durante il rapporto, grazie anche alla plasticità della vagina. Al contrario una curvatura di 60° o più molto spesso è limitativa per la dinamica della penetrazione. Tra 30 e 60° l’impatto della curvatura varia da caso a caso.
Il suggerimento è di iniziare ad affrontare serenamente i primi incontri sessuali, perché ci sono realistiche possibilità che tutto possa andare bene. Se poi, nei fatti, dovessero esserci difficoltà causate dalla curvatura, esistono svariati tipi di intervento che permettono di ottenere un’eccellente correzione della curvatura: a seconda del tipo di curvatura si può selezionare la tecnica chirurgica più adeguata.
- Se in futuro dovessi scegliere la protesi, e sono giuste le informazioni riguardo i metodi di misurazioni che riporto: ci sarà il rischio di un pene con 3 – 4 cm più corto che in precedenza??
- E poi, mi chiedo (e ci tengo anche di più che alla lunghezza) : la circonferenza?? come si calcola? Ripeto, io ho una circonferenza molto ampia, e non vorrei assolutamente correre il rischio di perderla..
- disfunzione venoocclusiva (“fuga venosa”), evenienza più probabile nel suo caso, che potrebbe avvalersi di vacuum o protesi; a mio giudizio la diagnosi di certezza necessita di cavernosometria/cavernosografia dinamica
- problematica psicosessuologica: è stato valutato in tal senso?
- deficit erettile su base geometrica (eccessivo rapporto lunghezza/circonferenza), da considerare nel caso che il suo problema sia presente da sempre e la circonferenza alla base del pene sia abbastanza inferiore a 16.4 (conformazione del pene a cono rovesciato).
- si può ragionevolmente attendere dalla protesi idraulica tricomponente un pene in erezione di ottima rigidità, con in particolare un’ottimale “fermezza” alla base e una inclinazione sovrapponibile a quella di un pene eretto sano. La protesi semirigida non fornisce questo tipo di erezione, e l’erezione complementare, quando presente, compensa solo parzialmente queste mancanze.
- Il pene con protesi idraulica tricomponente in erezione non è di fatto distinguibile da un pene senza protesi in erezione. Questa affermazione va integrata dalle seguenti considerazioni: è possibile che i tubicini di connessione tra pompa e cilindri/serbatoio possano essere manualmente individuati, ma non sempre, poichè intraoperatoriamentequesti vengono “sepolti” il più possibile tra i tessuti. Inoltre va detto che la pompa per attivazione/disattivazione protesi è, per definizione, riconoscibile palpatoriamente all’interno dello scroto. Comunque la posizione retrotesticolare e la capsula che nei mesi si forma intorno ad essa la rendono non così immediatamente individuabile come corpo estraneo; potrebbe passare ad esempio per una cisti.
- dimensioni: la circonferenza in erezione è decisamente migliore di quella di una protesi semirigida. A seconda del modello di protesi idraulica utilizzato si può poi ottenere una maggiore o minore espansione circumferenziale, con comunque un ottimo risultato cosmetico; ritengo che lei possa attendersi una circonferenza paragonabile a quella originaria. Lunghezza: intraoperatoriamente viene misurata la lunghezza dei suoi corpi cavernosi in stiramento, e scelta una protesi congrua con la sua lunghezza. La lunghezza finale che si può attendere rispetto alla sua situazione prima dell’incidente che ha subito dipende da eventuali fenomeni fibrotici che si sono sviluppati in seguito, e che possono aver minimamente diminuito la lunghezza effettiva dei corpi cavernosi. E’ comunque buona norma attendersi postoperatoriamente una lunghezza peniena minimamente inferiore a quella preoperatoria.
Espongo brevemente il mio problema. Da circa un annetto, ho notato che ho delle difficoltà ad ottenere e mantenere l’erezione. Ciò non m’ha impedito d’ avere rapporti sessuali completi, però avverto la differenza rispetto al passato. So, che tra le cause che portano a problemi erettivi, c’ è la cosiddetta “ansia da prestazione” o lo stress, ma io sarei portato ad escludere che sia dovuto a cause di origine psicologiche, giacché ho riscontrato gli stessi problemi di mantenimento dell’erezione anche durante l’autoerotismo in periodi nei quali non avevo relazioni sentimentali di alcun tipo. Per questo motivo, vorrei chiedere se soffro di qualche patologia, magari legata a un non sufficiente afflusso di sangue al pene o a problemi di circolazione? Che tipo di analisi dovrei fare, per stabilire le cause del mio disturbo?