Oggi qualsiasi problema di erezione è potenzialmente risolvibile; nelle situazioni più gravi, che non rispondono a farmaci per bocca o con iniezioni nel pene, la protesi rappresenta una soluzione eccellente.

INDICE

  1. Introduzione: cosa fare quando i farmaci per l’erezione non funzionano?
  2. Le protesi peniene
  3. Quanto è soddisfatto chi ha una protesi peniena
  4. Le ultime novità per le protesi idrauliche: maggior praticità e maggior sicurezza
  5. I dati Italiani: protesi peniene ancora poco diffuse rispetto alle reali necessità
  6. In conclusione

 1. Introduzione: cosa fare quando i farmaci per l’erezione non funzionano?

Oggi si identifica comunemente la cura delle difficoltà di erezione con le famose “pillole”, di vari colori: Viagra (blu), Levitra (ocra), Cialis (gialla). Ma non sempre la disfunzione erettile risponde ai farmaci per bocca: questi infatti per funzionare hanno bisogno di due condizioni: che ci sia una funzionalità residua dei tessuti del pene, e che i collegamenti nervosi tra il cervello e il pene siano intatti. Ebbene, in 3 persone su 10 con disfunzione erettile i farmaci orali non funzionano, proprio perché mancano una o entrambe delle condizioni (tabella 1).

Tabella 1 Le principali cause di deficit erettile grave

Cause di insufficiente funzionalità del tessuto cavernoso del pene

  • Diabete
  • Malattie circolatorie (ipertensione, aterosclerosi, infarto, ictus)
  • Alterati livelli di lipidi (“grassi”) nel sangue
  • Fumo di sigaretta
  • Pene curvo acquisito (o “Induratio Penis Plastica”, o “Malattia di La Peyronie”)

Cause di interruzione delle vie nervose che comandano l’erezione

  • Chirurgia per tumore di prostata, vescica, retto
  • Traumi a livello di midollo spinale

Cosa fare in questi casi?

Alcuni uomini possono avere buoni risultati con iniezioni di farmaci direttamente nel pene, metodica che però non è molto gradita. Alternativamente si può utilizzare il cosiddetto dispositivo a vuoto per l’erezione, con anello di gomma da applicare alla base del pene: soluzione laboriosa che per molti contrasta con il desiderio di spontaneità dell’atto sessuale.

2. Le protesi peniene

Arriviamo quindi all’opzione “protesi peniena”: consiste in un intervento tramite cui all’interno dei cilindri naturali del pene, i corpi cavernosi, vengono inseriti due cilindri artificiali. Le protesi si dividono principalmente in due tipi: non idrauliche (o “malleabili”) ed idrauliche (tabella 2) (figure 1 e 2).

Tabella 2 I tipi di protesi peniene

Protesi idrauliche

  1. bicomponenti= pompa e serbatoio sono accorpate assieme
  2. tricomponenti= pompa e serbatoio sono separate

I modelli non idraulici sono i più semplici: due cilindri che conferiscono al pene una rigidità parziale costante. I modelli idraulici sono più sofisticati: i cilindri sono riempiti di liquido, collegato mediante un sistema a circuito chiuso a una pompa di controllo a livello dello scroto e a un serbatoio. Il tutto è interno all’organismo (dall’esterno non si vede nulla), e spesso anche l’unica incisione fatta per l’inserimento non è poi riconoscibile.

La persona con protesi idraulica può ragionevolmente attendersi di ottenere, quando lo desidera, una erezione di ottima qualità per il tempo desiderato, agendo sulla pompa di controllo riconoscibile manualmente sotto la pelle dello scroto. L’erezione così ottenuta non è di fatto distinguibile da un’erezione naturale; il pene ha la stessa sensibilità e capacità di eiaculazione presenti prima dell’intervento. Inoltre i modelli idraulici permettono di avere un aspetto visivo di flaccidità del tutto normale, quando la protesi non è azionata. Ciò è particolarmente importante per uomini con vita attiva, che si possono trovare in spogliatoio o doccia con altri uomini (Figure 3 e 4).

Figura 1


Figura 1:
esempio di protesi non idraulica

Figura 2 

Figura 2: esempio di protesi idraulica tricomponente

I modelli non idraulici sono i più semplici: due cilindri che conferiscono al pene una rigidità parziale costante. I modelli idraulici sono più sofisticati:  i cilindri sono riempiti di liquido, collegato mediante un sistema a circuito chiuso a una pompa di controllo a livello dello scroto e a un serbatoio. Il tutto è interno all’organismo (dall’esterno non si vede nulla), e spesso anche l’unica incisione fatta per l’inserimento non è poi riconoscibile.

La persona con protesi idraulica può ragionevolmente attendersi di ottenere, quando lo desidera, una erezione di ottima qualità per il tempo desiderato, agendo sulla pompa di controllo riconoscibile manualmente sotto la pelle dello scroto. L’erezione così ottenuta non è di fatto distinguibile da un’erezione naturale; il pene ha la stessa sensibilità e capacità di eiaculazione presenti prima dell’intervento. Inoltre i modelli idraulici permettono di avere un aspetto visivo di flaccidità del tutto normale, quando la protesi non è azionata. Ciò è particolarmente importante per uomini con vita attiva, che si possono trovare in spogliatoio o doccia con altri uomini (Figure 3 e 4).

Figura 3

Figura 3: protesi disattivata, con pene in flaccidità

Figura 4

Figura 4: protesi attivata, con pene in erezione

Nella protesi non idraulica i cilindri hanno una consistenza costante, quindi l’erezione parziale che forniscono è sufficiente per la penetrazione ma varia poco, quando varia, tra il momento in cui il pene è utilizzato per un rapporto e quando non è in uso.
Dati recenti indicano un elevato grado di affidabilità nel tempo delle protesi idrauliche: a 10 anni dall’inserimento più dell’80% è ancora funzionante (Bhatta Dhar, Journal of Urology, 2006), e a 15 anni olt