Pubblicato, Thursday 1 March 2007

La curvatura del pene costituisce un problema molto più diffuso di quanto si pensi: un recentissimo studio documenta che non meno del 7% dei maschi italiani è affetto da questa patologia. Esistono due tipi di curvatura: quella presente sin dalla nascita (forma congenita), che è il risultato di una formazione asimmetrica del pene già a livello di vita fetale, ma in cui i tessuti sono di normale qualità. La forma dell’adulto, nota anche come “Induratio Penis Plastica” o “Malattia di La Peyronie”, è invece causata da una trasformazione fibrotica di una o più zone della guaina (“tonaca albuginea”) che racchiude il tessuto erettile dei due corpi cavernosi, e che spesso si presenta al tatto come un nodulo duro. Si ha cioè la formazione di una vera e propria “cicatrice” rigida, che non lascia espandere in quel punto il pene, che perciò in erezione si curverà, con convessità proprio in corrispondenza della zona di fibrosi.
Sia nella forma congenita che in quella dell’adulto problemi comuni possono essere costituiti da una non accettazione psicologica della curvatura e da una difficoltà al rapporto sessuale per la particolare geometria del pene, che in casi eclatanti può non essere possibile: vi sono infatti curvature di oltre 90°! Inoltre, mentre nella forma congenita non vi sono difficoltà di erezione ed il pene è solitamente di dimensioni normali, nell’ adulto la retrazione prodotta dal tessuto cicatriziale può determinare una importante perdita di lunghezza del pene, mentre la zona di fibrosi a carico della tonaca albuginea può causare a tale livello una incapacità di tenuta pressoria del pene (definita come ‘fuga venosa’, o ‘disfunzione venoocclusiva’), con un risultante deficit di rigidità, anche grave.

Ci sono rimedi?

Fortunatamente sì. La correzione della curvatura del pene, o “raddrizzamento”, si ottiene mediante intervento chirurgico. Nel caso di curvatura acquisita (“malattia di La Peyronie”) la chirurgia va tassativamente eseguita solo dopo che la malattia si è stabilizzata, cioè dopo che siano passati non meno di sei mesi dalla scomparsa del dolore (che peraltro non sempre è presente), e dalla ultima modificazione di forma del pene. Nel frattempo è importante eseguire una opportuna terapia medica, con l’obiettivo di stabilizzare quanto prima la malattia.
La curvatura acquisita stabilizzata, e quella congenita, se grave o non accettata, può essere operata con buoni risultati in termine di raddrizzamento. Esistono diverse tecniche chirurgiche, che possono essere raggruppate in due categorie principali: raddrizzamento ottenuto accorciando il lato più lungo, oppure allungando il lato più corto, mediante innesto di vario materiale, tipo un segmento aperto di vena safena, prelevata da un arto inferiore. Nei casi in cui la curvatura abbia determinato anche una ‘fuga venosa’ significativa, il problema sarà comunque risolvibile in maniera eccellente: questa volta con utilizzo di protesi idraulica e speciali tecniche intraoperatorie di raddrizzamento. La scelta dell’ intervento più idoneo in ogni singolo caso sarà il risultato di una attenta valutazione clinica, e vascolare del pene, grazie ad indagini quali la cavernosometria dinamica. L’ obiettivo comune finale sarà comunque quello di ottenere un pene diritto, di adeguata lunghezza, e con buona rigidità spontanea o indotta (nel caso di protesi), con sensibilità e capacità di eiaculazione immodificate.