Domande Frequenti & Testimonianze

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Domande Frequenti & Testimonianze2017-12-03T22:46:29+01:00

FAQIn questa pagina,  troverete alcune delle domande più frequenti che mi sono state proposte in questi anni di attività andrologica. Naturalmente, data la vastità della materia andrologica, mi limiterò a sottoporre alla vostra attenzione, solo un estratto degli argomenti disponibili, prediligendo quei temi ricorrenti atti ad esprimere una migliore comprensione del proprio stato di salute, delle problematiche inerenti e, ovviamente, delle soluzioni.
Tengo a precisare, come già fatto all’interno del mio sito, che l’autovalutazione è condizione necessaria ma assolutamente non sufficiente ai fini di una diagnosi medica. Quindi, se ritenete di avere anche un piccolo problema, non esitate a contattare  me o il vostro medico di fiducia. Sapremo darVi sempre una corretta interpretazione ai vostri sintomi e la giusta soluzione.

Sono contentissimo di essermi sottoposto all’intervento di protesi: per la prima volta in vita mia ho avuto delle vere erezioni, rigide, e finalmente ho iniziato una vera vita sessuale. Non mi sono mai sentito menomato per la presenza della protesi, anzi: in pochi secondi posso avere un’erezione che dura quanto voglio, e la mia sensibilità ed eiaculazione sono perfette

Sig. Mario,
Paziente 2012

Testimonianza (*) di paziente di 37 anni portatore di protesi idraulica peniena dall’età di 22 anni.

(*) Il paziente ha rilasciato al Dott. Pescatori la liberatoria, ai sensi di Legge,  per l’utilizzo di questa ripresa audio-video.

Credits:
www.apecom.it, www.apeform.it

In questo video si spiega cosa si intende per “Disfunzione Erettile”, e quale sia la differenza con il termine “Impotenza”. Vengono forniti alcuni dati di diffusione del problema. Si chiariscono i rapporti tra meccanismo dell’erezione e meccanismo dell’eiaculazione e tanto altro ancora

Salute IN Forma,
Trasmissione TV

Viene trattata la diagnosi delle cause del deficit erettile, considerando sia le componenti psicologiche che le componenti organiche (“fisiche”). Si enfatizza il fatto che oggi praticamente ogni caso di difficoltà di erezione può essere trattato in maniera efficace, anche se si tratta di situazioni gravi di deficit erettile.

Salute IN Forma,
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Viene illustrata l’opzione di chirurgia mediante impianto di protesi peniena nel deficit erettile grave. Si spiega quando è indicata la protesi peniena, quali sono le liste d’attesa, cosa aspettarsi dall’intervento, quali sono i possibili problemi che possono presentarsi dopo l’inserimento di protesi. Da ultimo si descrive la nuovissima possibilità di cura della disfunzione erettile mediante l’applicazione di onde shock.

Salute IN Forma,
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EREZIONE E PROSTATECTOMIA RADICALE2016-12-22T12:36:26+01:00

Salve,
La protesi peniena può risolvere i miei problemi di erezione, conseguenti a prostatectomia radicale?

Gentile lettore,
La chirurgia per tumore della prostata è ai giorni nostri una delle cause più frequenti di grave disfunzione erettile. Questo vale per tutte le diverse tecniche di prostatectomia: chirurgica tradizionale, laparoscopica, robotica. Anche nei casi in cui la malattia tumorale è localizzata e permette di eseguire delle tecniche di prostatectomia con risparmio dell’innervazione dell’erezione (tecniche “nerve sparing”), la conservazione dell’erezione è lontana dall’essere sempre garantita.

Tra i possibili trattamenti a disposizione per il deficit erettile la protesi idraulica rappresenta di gran lunga la soluzione con il più alto livello di gradimento da parte sia dell’uomo con protesi, che della sua partner, anche nei casi di prostatectomia. La protesi idraulica tricomponente è costituita da un sistema a circuito chiuso costituito da due cilindri che vanno inseriti nei corpi cavernosi del pene, da un dispositivo di controllo posto nello scroto, e da un serbatoio riempito di soluzione fisiologica (cioè acqua sterile) posizionato tra pube e vescica. L’erezione che si ottiene è di ottima rigidità, praticamente indistinguibile da un’erezione normale, la sensibilità e la capacità di raggiungere l’orgasmo sono immodificate rispetto a prima dell’intervento. L’erezione ottenuta con la protesi si mantiene fino a quando l’uomo decide di interromperla.

L’evoluzione della tecnologia consente di disporre ora di nuovi serbatoi, poco ingombranti, che possono essere inseriti anche nell’ambito della parete dell’addome. Ciò costituisce un sicuro vantaggio in chi ha subìto una prostatectomia, infatti fino a poco tempo fa la reazione cicatriziale/aderenziale che spesso si forma nell’area tra vescica e pube dopo l’intervento, rende difficile e rischioso inserire in questa zona il serbatoio. Spesso si ricorreva quindi a protesi idrauliche bicomponenti o protesi non idrauliche, con risultati cosmetici e funzionali decisamente inferiori rispetto ai modelli tricomponenti. Con la disponibilità dei nuovi serbatoi anche chi ha subìto una prostatectomia radicale può avere tutti i benefici dei modelli tricomponenti, senza rischi aggiuntivi.

 

LACERAZIONE DEL FRENULO2016-12-22T12:36:27+01:00

Salve,

dopo un mese dalla lacerazione il frenulo del pene mi fa ancora male; cosa posso fare?

Gentile lettore,

Il frenulo del pene è il sottile lembo di pelle che unisce inferiormente la punta del pene, cioè il “glande”,  alla pelle che ricopre la punta del pene, cioè il “prepuzio”.

La lacerazione del frenulo ai primi rapporti sessuali o con masturbazione vigorosa è relativamente frequente, e può essere completa o parziale. In caso di lacerazione completa, dopo guarigione il problema è risolto.

Nel caso specifico si tratta verosimilmente di una lacerazione parziale, guarita lasciando una zona di debolezza che ai rapporti successivi determina dolore, e possibilmente è a rischio di ulteriore lacerazione o di microlacerazioni.

Che cosa fare? In questi casi è spesso consigliabile la correzione chirurgica mediante frenuloplastica. Si tratta di un intervento che, mediante la rimozione degli esiti cicatriziali della lacerazione e la regolarizzazione della ferita, ha come obiettivo l’eliminazione di ogni area di debolezza  che possa creare fastidio, in particolare in erezione.

La frenuloplastica è un intervento ambulatoriale che si svolge in anestesia locale. La durata è di circa 20 minuti, la sutura cutanea viene effettuata con punti riassorbibili, che “cadono” in media dopo 10 giorni circa. Dopo l’intervento è opportuno osservare una giornata di riposo ed eseguire medicazioni quotidiane per la prima settimana, fino cioè a chiusura completa dell’incisione cutanea.

Di norma i rapporti sessuali possono essere ripresi dopo una ventina di giorni dall’ intervento. Alla ripresa dei rapporti è consigliabile un minimo di cautela, e l’uso del preservativo, per evitare che la frizione della penetrazione si ripercuota sul punto più debole: la zona della frenuloplastica. Di norma rapporti liberi, senza preservativo, possono essere ripresi dopo circa un mese dall’intervento.

SINDROME DI KLINEFELTER2016-12-22T12:36:27+01:00

Salve,

ho la Sindrome di Klinefelter; ho qualche speranza di avere figli?

Gentile lettore,

Nella sindrome di Klinefelter, la più frequente malattia genetica che determina infertilità, il tessuto testicolare tende ad essere rimpiazzato in parte o completamente da tessuto fibrotico, che sostituisce i classici tubuli testicolari che contengono spermatozoi. Va notato che questa sostituzione fibrotica peggiora con l’età: in epoca adolescenziale è più probabile che vi siano ancora delle aree all’interno del testicolo che producono spermatozoi, mentre in età adulta è più difficile trovarne.

Allo scopo di avere figli propri con propri spermatozoi l’unica possibilità è cercare spermatozoi a livello testicolare. Nel caso se ne trovino si procede a un loro congelamento (“crioconservazione”), in vista di una fecondazione assistita mediante iniezione di spermatozoi all’interno di ovulo femminile: la tecnica ICSI (“Intracytoplasmatic Sperm Injection”). Nel 1997 è nato il primo bimbo con ICSI da padre Klinefelter non-mosaico, e ad oggi sono ben più di cento i figli biologici di padri con s. Klinefelter, e tutti i figli sono risultati sani, cioè non affetti da s. Kinefelter.

Quale tecnica di ricerca di spermatozoi da testicolo usare?

Sono diverse le tecniche proposte: dal prelievo con ago, alla biopsia chirurgica (TESE), alla ricerca microchirurgica con microscopio operatore (Micro-TESE) dove si eseguono prelievi mirati nelle aree di maggior probabilità di reperimento di spermatozoi. Nello specifico della s. Klinefelter bisogna tener conto dei seguenti fattori: i testicoli sono molto piccoli, e spesso si associa anche un basso livello di testosterone, che è prodotto sempre dal tessuto testicolare. Diventa quindi d’obbligo utilizzare una tecnica che asporti meno tessuto testicolare possibile (in quanto prezioso per la produzione di testosterone), e che abbia la maggiore probabilità di trovare spermatozoi. La tecnica che dà migliori garanzie in tal senso è la Micro-TESE, con percentuali di recupero di spermatozoi riportate anche oltre il 40%; all’opposto la tecnica che ha meno possibilità di recuperare spermatozoi è l’agoaspirato testicolare.

PENE CURVO A 17 ANNI2016-12-22T12:36:27+01:00
Pene curvo a 17 anni: sto evitando tutte le occasioni di incontro. Si può fare qualcosa?

Gentile lettore,
Ad una età così giovane è estremamente probabile che si tratti di una forma congenita. Infatti le curvature del pene sono di due tipi: congenite, presenti cioè dalla nascita, e acquisite o secondarie, che si sviluppano ad un certo punto della vita.

Le forme congenite sono tipicamente caratterizzate da pene di buone dimensioni, con tessuti del pene di struttura normale, ma con un lato del pene che si è sviluppato troppo, determinando una curvatura.

Al contrario le forme acquisite sono il risultato di una “cicatrice” che a un certo punto si è formata, per varie cause (tra cui: traumi capitati al pene in erezione e diabete): il pene è più corto, in quanto retratto dalla cicatrice, e presenta spesso una zona indurita: la “cicatrice” stessa. In questi casi si parla anche di Malattia di La Peyronie o di Induratio Penis Plastica.

Tornando al caso specifico, di curvatura congenita, è importante innanzitutto capire quanto curvo è il pene in erezione. Va compreso che un minimo grado di curvatura è molto frequente negli uomini, e non va necessariamente corretto. Si considera infatti che fino a una entità di curvatura di 30° i rapporti siano assolutamente possibili, senza neppure limitazioni alle posizioni che si assumono durante il rapporto, grazie anche alla plasticità della vagina. Al contrario una curvatura di 60° o più molto spesso è limitativa per la dinamica della penetrazione. Tra 30 e 60° l’impatto della curvatura varia da caso a caso.

Il suggerimento è di iniziare ad affrontare serenamente i primi incontri sessuali, perché ci sono realistiche possibilità che tutto possa andare bene. Se poi, nei fatti, dovessero esserci difficoltà causate dalla curvatura, esistono svariati tipi di intervento che permettono di ottenere un’eccellente correzione della curvatura: a seconda del tipo di curvatura si può selezionare la tecnica chirurgica più adeguata.

PENE CURVO2016-12-22T12:36:27+01:00
Salve,
circa 7 mesi fa mi è stata corretta una recurvatio penis sia ventrale che laterale. Sono da poco stato informato che i punti di sutura sono permanenti e la cosa mi causa qualche problema, dato che mi sembrano abbastanza evidenti al tatto.
Mi chiedevo se questo venga fatto di routine oppure sia stata per qualche motivo una scelta del mio medico. In ogni caso, sarebbe possibile in qualche modo rimuoverli?
 
Gentile lettore,
a seconda della tecnica chirurgica utilizzata è indicato o non è indicato l’uso di punti di sutura non riassorbibili.
Tenga conto che quanto lei attualmente avverte sotto la pelle può essere sia il punto che la reazione tissutale intorno al punto di sutura stesso; questa reazione (e non il punto) tenderà ad essere sempre meno evidente con il tempo.
PROTESI E MISURE PENIENE2016-12-22T12:36:27+01:00
Salve, ho 29 anni e ho vissuto un’interminabile iter tra visite e diagnosi andrologiche ….ho capito di avere un discreto problema di erezione, tale da non riuscire ad ottenere una rigida erezione se non con l’assunzione di medicinali orali (viagra e cialis) ma allo stesso tempo con nessuno di questi farmaci riesco a mantenere se non per pochi istanti l’erezione. Per farla breve, diciamo che ormai utilizzo le iniezioni intracavernose con le quali riesco ad ottenere i migliori risultati, anche se solo con la max dose di pge1 (20 mcg di caverject)..sempre con la difficoltà di mantenimento dell’erezione, se non con una continua stimolazione manuale. Diciamo che non è proprio il massimo della felicità. Da alcuni medici che hanno constatato una sindrome da “fuga venosa” con ecodoppler mi era stato consigliato un prolungato utilizzo di farmaci orali, che io ho seguito per più di un anno. Non ho comunque risolto il mio problema.
Ho fatto questo preambolo perchè vorrei porre alcune domande, visto che ho capito che oltre alla terapia orale o farmacointracavernosa, non mi è d’aiuto altro..Ovviamente so della inutilità della chirurgia venosa..nè posso continuare a prendere a vita tale sostanze per 3-4 volte a settimana: ‘erezione sufficente per una penetrazione’ la riesco ad ottenere solo con le iniezioni, e continuerò a farle finchè non ci sarà qualcosa di nuovo che potrà essermi di aiuto, o finchè non mi sarò stancato (sorvolo sui possibili effetti collaterali delle iniezioni, ahimè!!).Vengo al dunque e faccio alcune domande su ciò che in un futuro potrebbe fare al mio caso; e cioè le protesi peniene. Ho letto parecchio e vorrei solo nello specifico essere rassicurato, o realisticamente sapere i limiti di ciò che vi chiedo: a me interessa molto il problema delle misure, e cioè, del poter mantenere quelle che sono le misure reali del pene del paziente (il mio in questo caso): mi pare di aver capito che il calcolo della misura in lunghezza che la protesi darà al pene è quella che si ottiene “stirando e tenendo teso il pene flaccido in avanti”. Il motivo per cui lo chiedo è questo: io ho un pene credo sopra la media; misura in lunghezza (eretto ovviamente) circa 18,5 – 19 cm ( misurato partendo dall’osso del pube) e largo 16.4 cm (diametro misurato al centro del pene, in stato di massima erezione ottenuta dopo iniezione ). Io ho tentato per prova di stirare il mio pene flaccido in avanti, ma non arriva a neanche 16 cm di lunghezza (ovviamente non ho tirato moltissimo per paura..nè so come si effettua questa trazione). Dunque mi chiedo:
  1. Se in futuro dovessi scegliere la protesi, e sono giuste le informazioni riguardo i metodi di misurazioni che riporto: ci sarà il rischio di un pene con 3 – 4 cm più corto che in precedenza??
  2. E poi, mi chiedo (e ci tengo anche di più che alla lunghezza) : la circonferenza?? come si calcola? Ripeto, io ho una circonferenza molto ampia, e non vorrei assolutamente correre il rischio di perderla..
Gentile lettore,
comprendo la frustrazione del suo lungo peregrinare; è spesso il caso di persone con problema di erezione avanzato, quale pare essere il suo.
Vorrei innanzitutto rispondere al suo quesito specifico: protesi e dimensioni.
1-      LUNGHEZZA La lunghezza della protesi viene decisa, come saprà, mediante misurazione intraoperatoria della lunghezza dei corpi cavernosi. In teoria quindi non si dovrebbe avere alcuna perdita di lunghezza; in pratica però è corretto mettere in conto una modesta perdita di lunghezza, in genere di circa un centimetro, che avviene verisimilmente a seguito di processi riparativi tissutali. Lei fortunatamente parte da dimensioni superiori rispetto alla media nazionale (che è di 13.5 cm in flaccidità e in trazione, nella sua fascia di età, secondo i risultati di uno studio antropometrico condotto dalla Società Italiana di Andrologia pochi anni fa)
2-      CIRCONFERENZA: bisogna distinguere tra protesi idrauliche tricomponenti (le migliori per aspetto cosmetico e funzionale) e le non idrauliche. Con le idrauliche il problema non si pone: l’espansione circumferenziale che i cilindri della protesi attivata sviluppano le consentirebbero di conservare la sua circonferenza. Le protesi non idrauliche (o “semirigide”) non hanno alcuna espansione circumferenziale, per cui difficilmente, a mio giudizio, la cosiddetta erezione complementare residua potrebbe permetterle di riprodurre la sua attuale circonferenza.
Da ultimo due brevissime considerazioni sul suo iter diagnostico. Il quadro che lei descrive pare compatibile con:
  1. disfunzione venoocclusiva (“fuga venosa”), evenienza più probabile nel suo caso, che potrebbe avvalersi di vacuum o protesi; a mio giudizio la diagnosi di certezza necessita di cavernosometria/cavernosografia dinamica
  2. problematica psicosessuologica: è stato valutato in tal senso?
  3. deficit erettile su base geometrica (eccessivo rapporto lunghezza/circonferenza), da considerare nel caso che il suo problema sia presente da sempre e la circonferenza alla base del pene sia abbastanza inferiore a 16.4 (conformazione del pene a cono rovesciato).
PROTESI e MANUTENZIONE2016-12-22T12:36:27+01:00
Ho 49 anni e a causa di un incidente motociclistico nel 2000 ho perso l’erettivita’. L’ 11/08/2001 ho avuto un intervento per una protesi peniena idraulica a tre componenti, che funziona benissimo. Ho dei rapporti costanti e normali, chiedo dopo quanti anni si ha bisogno di controlli o interventi.
p.s. prima mi sembrava di morire non sopportavo l’impotenza questo impianto per me ha fatto miracoli.
Gentile lettore,
la protesi idraulica tricomponente teoricamente può funzionare bene indefinitamente. In pratica è possibile che ogni 10 anni circa vi possa essere qualche malfunzionamento meccanico che renda necessaria una revisione dell’impianto. E’ suggeribile un controllo andrologico periodico dell’impianto, ogni 3-4 anni circa.
TIPI DI PROTESI2016-12-22T12:36:27+01:00
Vorrei avere qualche chiarimento riguardo le protesi per il pene:
è vero che le protesi semirigide (cioè quelle non idrauliche) danno un’erezione meno rigida di quelle idrauliche? Aiuta in questo senso l’erezione complementare?
Il pene con protesi idraulica azionata, cioè in erezione, dà un’erezione di aspetto normale o no?
Che dimensioni del pene mi posso attendere dopo l’intervento di protesi, ed in particolare la circonferenza del pene che diametro ha con protesi idraulica rispetto a protesi semirigida?
 
Gentile lettore,
in risposta ai suoi quesiti specifici:
  1. si può ragionevolmente attendere dalla protesi idraulica tricomponente un pene in erezione di ottima rigidità, con in particolare un’ottimale “fermezza” alla base e una inclinazione sovrapponibile a quella di un pene eretto sano. La protesi semirigida non fornisce questo tipo di erezione, e l’erezione complementare, quando presente, compensa solo parzialmente queste mancanze.
  2. Il pene con protesi idraulica tricomponente in erezione non è di fatto distinguibile da un pene senza protesi in erezione. Questa affermazione va integrata dalle seguenti considerazioni: è possibile che i tubicini di connessione tra pompa e cilindri/serbatoio possano essere manualmente individuati, ma non sempre, poichè intraoperatoriamentequesti vengono “sepolti” il più possibile tra i tessuti. Inoltre va detto che la pompa per attivazione/disattivazione protesi è, per definizione, riconoscibile palpatoriamente all’interno dello scroto. Comunque la posizione retrotesticolare e la capsula che nei mesi si forma intorno ad essa la rendono non così immediatamente individuabile come corpo estraneo; potrebbe passare ad esempio per una cisti.
  3. dimensioni: la circonferenza in erezione è decisamente migliore di quella di una protesi semirigida. A seconda del modello di protesi idraulica utilizzato si può poi ottenere una maggiore o minore espansione circumferenziale, con comunque un ottimo risultato cosmetico; ritengo che lei possa attendersi una circonferenza paragonabile a quella originaria. Lunghezza: intraoperatoriamente viene misurata la lunghezza dei suoi corpi cavernosi in stiramento, e scelta una protesi congrua con la sua lunghezza. La lunghezza finale che si può attendere rispetto alla sua situazione prima dell’incidente che ha subito dipende da eventuali fenomeni fibrotici che si sono sviluppati in seguito, e che possono aver minimamente diminuito la lunghezza effettiva dei corpi cavernosi. E’ comunque buona norma attendersi postoperatoriamente una lunghezza peniena minimamente inferiore a quella preoperatoria.
EIACULAZIONE PRECOCE E MUSCOLO PUBOCOCCIGEO2016-12-22T12:36:27+01:00
Vorrei un parere professionale su alcuni articoli letti su internet riguardo la eiaculazione precoce e la sua possibile risoluzione attraverso la pratica di esercizi volti a rafforzare il muscolo pubococcigeo. Secondo questi articoli, il rafforzamento di tale muscolo determinerebbe un recupero del riflesso eiaculatorio permettendo, se non ho capito male, di fermare l’eiaculazione prima del punto di non ritorno tramite la contrazione volontaria dello stesso. Inoltre, sempre se ho ben capito, ciò significa poter arrivare comunque all’orgasmo ma senza fuoriuscita di sperma e questo permetterebbe di continuare il coito.
 
Gentile lettore,
il muscolo pubococcigeo si contrae insieme al resto della muscolatura del pavimento pelvico con contrazioni ritmiche involontarie in concomitanza dell’eiaculazione. Un suo tono maggiore o minore si può riflettere, soprattutto nella donna, sull’intensità del piacere orgasmico. L’eiaculazione in quanto tale è il culmine di un riflesso nervoso che non dipende dal tono di un muscolo. Pertanto agire sul muscolo pubococcigeo non influenza la latenza del riflesso eiaculatorio. In assenza di patologie l’orgasmo coincide con l’eiaculazione; il muscolo pubococcigeo è solo una delle molte strutture che si contraggono ritmicamente con l’orgasmo.
COME VALUTARE LE DIFFICOLTA’ DI EREZIONE2016-12-22T12:36:28+01:00

Espongo brevemente il mio problema. Da circa un annetto, ho notato che ho delle difficoltà ad ottenere e mantenere l’erezione. Ciò non m’ha impedito d’ avere rapporti sessuali completi, però avverto la differenza rispetto al passato. So, che tra le cause che portano a problemi erettivi, c’ è la cosiddetta “ansia da prestazione” o lo stress, ma io sarei portato ad escludere che sia dovuto a cause di origine psicologiche, giacché ho riscontrato gli stessi problemi di mantenimento dell’erezione anche durante l’autoerotismo in periodi nei quali non avevo relazioni sentimentali di alcun tipo. Per questo motivo, vorrei chiedere se soffro di qualche patologia, magari legata a un non sufficiente afflusso di sangue al pene o a problemi di circolazione? Che tipo di analisi dovrei fare, per stabilire le cause del mio disturbo?

Gentile lettore,
gli esami di primo livello per identificare fattori rischio per la funzione erettile comprendono:
-profilo lipidico, glicemia, testosteronemia totale,
-valutazione dei valori di pressione sistemica.
Una informazione importante riguarda anche la qualità delle sue erezioni notturne/mattutine.
Con l’esito degli esami suddetti potrà eseguire successivamente una valutazione andrologica.
FIMOSI2016-12-22T12:36:28+01:00
Salve, sono un ragazzo di 19 anni e ho un problema: anche in erezione il pene è sempre coperto dalla pelle e non lascia fuoriuscire il glande; cosa mi consigliate di fare e può essere un problema o motivo di disturbo nell’atto sessuale?
Gentile lettore,
se la pelle copre la punta del pene anche in erezione, MA può essere facilmente abbassata manualmente, in questo caso siamo ancora in situazione di normalità. I problemi ci sono se anche cercando di retrarre la pelle manualmente questa non si abbassa, o lo fa con difficoltà/dolore. In questo caso siamo appunto in presenza di fimosi. Se quest’ultimo è il suo caso, le consiglio una valutazione specialistica in vista di eventuale intervento correttivo: la circoncisione.